Dopo le premesse arriva la promessa, il nucleo, il dichiararsi marito e moglie.
Dice il sacerdote:
Se dunque è vostra intenzione unirvi in Matrimonio,
datevi la mano destra
ed esprimete davanti a Dio e alla sua Chiesa
il vostro consenso.
E gli sposi:
Io XX, accolgo te, YY, come mia sposa.
Con la grazia di Cristo
prometto di esserti fedele sempre,
nella gioia e nel dolore,
nella salute e nella malattia,
e di amarti e onorarti
tutti i giorni della mia vita.
Fedele. Vuol dire che potrai sempre avere fiducia in me come io potrò avere fiducia in te, te lo prometto. Anche quando rideremo, e ci andrà tutto bene, e magari l'altro ci sarà di peso. Anche quando tutto sembra crollare, nel lutto, nella sofferenza, quando l'altra ci sarà di peso. In tutti, tutti i giorni della vita, che possono essere tanti. E, siccome non ce la faccio, non ce la faremo da soli (uomo, donna siamo), che Dio ci dia la forza che noi non abbiamo.
Accolgo...una volta si diceva "prendo".
Possiede veramente chi vive il distacco. Il possesso vero richiede il sacrificio, prima di tutto il sacrificio della mia istintività che vorrebbe goffamente afferrare, determinare completamente ciò che desidera e ama. Senza sacri-ficio, cioè fare sacro, altro e intoccabile da me, non c'è fecondità; che non è prendere ma dare se stessi perchè l'altro cresca. La condizione della fecondità è la verginità.
La parola "vergine" significa rigoglioso, ricco, maturo. Verginità vuol dire che non mi impossesso delle cose, neanche delle mie capacità o voglie, ma riconosco che non sono mie, che mi sono date, che sono una ricchezza rigogliosa da offrire. Mi distacco da esse. Così facendo, paradossalmente le valorizzo in pieno, in un modo che il possesso più totale non potrebbe.
C'è un modo di fare all'amore tra coniugi che è verginità; altrimenti rimane solo sesso e possesso. E' guardare l'altro, l'altra negli occhi; è amarlo, amarla per quello che è, non per quello che fa. Questa è la fedeltà, l'amore, l'onore. E' la stessa differenza che c'è tra coltivare un terreno attenti alla sua natura e alle stagioni e sfruttarlo senza rispetto finchè non ne rimanga che un deserto arido.
L'amore sterile, non fecondo, per piacere e possesso, toglie il rispetto per quello che l'altro è; e si finisce per vedere il proprio coniuge solo come un mezzo per ottenere piacere, per imporre possesso. E se è il fine del matrimonio è il piacere, il mezzo diventa poco importante; magari si comincia a pensare che un altro mezzo, un altra persona potrebbero arrivare meglio a quel fine.
E c'è un ultimo passo.
La vera fecondità è un impeto creativo, è la comunicazione di sè. La fecondità è ciò che ci rende più somiglianti a Dio che è il Creatore. La verginità deve essere quindi la condizione di tutti. E' il scegliere di portare la propria ricchezza, la propria fecondità, la fecondità che ci è data a tutti, a tutto il mondo. Da questo si capisce il valore dell'adozione e dell'affido.
Il nome di questa fecondità, per un cattolico, è Cristo. Se sposo un uomo, una donna, è per portare a tutti questa ricchezza; e i primi a riceverlo saranno i figli. Se vogliamo fare bene il padre e la madre dobbiamo guardare, curare, conservare, valorizzare la verginità nostra e del nostro coniuge. Il nostro compito, il compito di entrambi, diventa portare Cristo al mondo. E questa è la Chiesa.
Non è semplice. E' difficile da capire, in questo mondo che ci spinge solo a possedere. Ma è vero.
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