Gli alunni promessi

da
"I Racconti Cellulari dalla Scuola"
di MariaSerena P.

Alunni promessi
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Il Blog di Maria Serena P.
Riscrittura di noto romanziere per anime antagoniste


I .  Quella strada dell'EUR, chiamata Viale***, che congiunge la via Laurentina al viale Cristoforo Colombo, e costeggia, tra due filari ininterrotti di pini mediterranei, un breve  pendio discendente verso il laghetto, viene, quasi ad un tratto, ad attraversare viale dell'Arte conducendo il passante nei pressi di un edifizio, chiamato Istituto Tecnico *** ***, il cui nome si deve ad un illustre studioso che fu anche ministro di Grazia e Giustizia e della Pubblica Istuzione nel 19***
Per questo viale tutte le mattine si incammina una folla di giovini di sesso diverso i quali, dall'abito e dal portamento nonchè da quello che, anche da un luogo di osservazione non lontano, si può distinguere del loro aspetto, non lascian dubbi sulla loro condizion di studenti.
I giovini procedono un po' dondolando, rasenti al muro di cinta, con una cert'aria di rassegnazione e nello stesso tempo di braverìa comune agli adolescenti che devono quel giorno affrontare un'interrogazione di Chimica.
Attraversano poi un cancello di ferro e, sempre camminando di malavoglia, salgono gli scalini che portano all'interno della scuola.
Qui giunti si danno una voce, e pronunziano alcune frasi che, al vostro autore, pare di dover riferire per amore di verità, pur se è necessario durare la fatica di trasporle in un idioma corretto:  quanto è infatti dozzinale e sguaiato, com'è scorretto il loro linguaggio!  "Figliuoli, amici!", essi dicono, "ebbene? che faremo oggi? via! fate un po' di luogo, accomodiamoci alle aule!" Ed altri rispondono "Mi sento un gran sonno ancora! e una certa fiacchezza di gambe, ma orsù! allo studio! Stamane il cielo promette una bella giornata! questo cielo di Roma così bello quando è bello!"
Giungono quindi i maestri: "Oh! qual buon vento vi mena costì giovinetti? Siete tutti presenti? La c'è costì l'alunna Digiorgio? Evvia quella giovine l'è proprio di salute cagionevole, già lo s'indovina dal livido pallor delle gote...! Ringraziamo la Provvidenza; gli altri ci son tutti e son sani..."
"Ebbene accomodiamoci" rispondon pronti i presenti, "S'inizi la lezione".

* * *
II. In una di queste mattine veniva bel bello lungo il viale, guidando con cauta perizia una berlinetta monovolume Mercedes Benz Classe A, il nuovo Governatore: l'illustrissimo gentiluomo don Ilex Quercus. (1)
L'Eccellentissimo Uffizio Regionale MIUR l'aveva nominato con lo speciale incarico di reggere il quotidiano e correggere il necessario ma egli, già dai sui primi minuti di presidenza, aveva dovuto comprendere quanto la legge legale non lo proteggesse dalla protervia di alcuni molesti docenti poco inclini alle riverenze e alle ubbidienze.
Il nostro Don Ilex doveva fare inoltre molto presto conoscenza anche con altre piccole oligarchie di ausiliari e docenti, armate di forze proprie e leghe speciali, disposte a qualunque astuzia pur di difendere i propri vantaggi esercitati in proporzion della propria autorità.  
Qualche galantuomo avrebbe voluto avvertirlo che, tra le sue preoccupazioni, avrebbe annoverato quei giovini promessi studenti, di cui la nostra storia si vorrebbe occupare, ma tutto ciò era per era per lui lontano come una burrasca che si addensi sul capo di chi, dormendo profondamente, non ne scorga nemmeno un lontano presagio.
In capo a due o tre settimane Don Ilex Quercus si era tuttavia insediato, aveva dato fuori vigorose leggi atte a fronteggiare le ribalderie dei giovini meno dabbene, e prescritti nuovi regolamenti bastanti ad estirpare qualunque nefandezza. Si accingeva, inoltre, a pubblicar altre ordinanze rivolte contro ai maestri proclamando parole, talmente gagliarde e sicure, che, si poteva pensare, anche la sola loro eco avrebbe messo in fuga una qualsiasi volontà di irriverente ribellione.
Quieto e certo di essere riuscito a ricondurre l'edifizio e l'istituzione scolastica alla ragione, Don Ilex si accingeva, stropicciandosi le mani, a riorganizzare anche la mobilia del suo studio, uno stanzone con le pareti ricoperte di vecchi cimeli, quando sentì picchiare dei gran colpi all'uscio ch'egli teneva sempre serrato.
Strabuzzò gli occhi e brontolò tra sé "che modi! Non hanno dunque discrezione costoro?" Si asciugò la fronte, si spinse la casacca all'indietro e... : "Chi picchia a questo modo? chi è?"
L'uscio fu spalancato con fragore e don Ilex vide ciò che non avrebbe voluto vedere.
Davanti a lui stavan due individui con le braccia incrociate sul petto. Le teste quasi rasate con brevi ciuffi discendenti lungo la nuca e ascendenti sulla fronte, i capelli di colore alterato dalla tintura, i lobi delle orecchie, come anche i sopraccigli, forati da anelli di ferro di diverse misure, le natiche e il ventre semiscoperti da calzoni a cintura abbassata, il resto dell'abbigliamento colorato da disegnacci minacciosi con figure e numeri da purgatorio: tutto lasciava intendere e dava a conoscere che si trattasse di giovini della peggior condizione: quella degli studenti promessi. Il povero don Ilex, non giovane, non pronto e coraggioso ancor meno fu assalito da mille pensieri e la sua prima reazione fu quella di richiudere subito l'uscio. Fece un rapido quanto vano tentativo: il più torvo dei due l'aveva già bloccato con una scarpa, vi si appoggiava insolente e minaccioso e...
" Ahò! dica Governatore!" disse piantandogli gli occhi in faccia..."Che volete bravi giovini?" ansimò egli in risposta, riaggiustandosi le stanghette degli occhiali scivolose per il sudor della fronte.
"Ahò!" ripetè l'altro anche più alto e feroce del primo, con i pugni piantati sulla vita e la faccia guarnita sul mento da un caprino pizzetto proteso verso di lui.
"Lei vorebbe ammollacce il Nuovo Regolamento dell'Istituto!"
"Cioè..." rispose con voce tremolante don Ilex "Cioè, voi, bravi giovani... sapete come vanno queste faccende..."
"E come vanno de cheé? perchè nun ce parla chiaro? e che ce vo'  co***!" 
"Cioè...vedano..."
" Ahò?" soggiunsero i due con ben più minacciosa intonazione.
"Ma, bravi giovini... vedano dicevo...un povero preside non c'entra... L'eccellentissima Donna Gioiosa de' Conti di Dobermann  ha ordinato una nuova riforma....e sapete com'è, noi poveri presidi dobbiamo adeguarci... Noi eseguiamo, applichiamo,  attuiamo, svolgiamo, obbediamo insomma... siamo i servi della Illustrissima Signoria Donna Dobermann."
"Ma che stai a dì?"
"Ma prego, mi diano del Lei! Non sono forse un Dirigente?"
"A secco der lei de che? e chè sei na donna? io so parlà così e si nun te sta bene ce parlo uguale, vedi de capì tu! Che stai a dì che se deve decide tutto a chiacchiere?"
"Ma, ottimi giovini... Io ho degli ordini.... vedano. Suggeritemi dunque voi..."
"Suggerire noi a lei? ma ce va bene se ce suggerischeno i compagni a noi! "Lei è quello che ce fà mette e note e ce leva le gite! Lei è quello che ce comanda!"
"Ma via..."
"Niente ma, niente via!" E gli si avvicinarono più d'appresso...quasi a mordergli l'orecchio fattosi scarlatto:
"Questo Regolamento non s'ha da fare, né domani, né mai"
"Perchè..." aggiunse l'altro "se ce fosse chi lo farà, nun farà in tempo a pentissene; nu so se me so spiegato."
E qui aggiunsero una parolaccia*** che l'autore non trascrive.
"Noi j'avevmo detto pè er bene suo! Arrivederci a Governato' illustrissimo! La classe quinta A telem*** la saluta!"
Quel nome.... - QUINTA A TELEM*** - fu come una folgore d'un temporale notturno nella mente di don Ilex Quercus... il quale vide chiari e distinti i segni della sua sciagura.
I due giovini si allontanavano dondolando e facendo tintinnare minacciosamente catenelle e chiavi appese alla cintura, le mani in tasca, gli orecchini scintillanti lividi alla luce del neon,  le spalle larghe e muscolose: si dirigevano verso lo scalone, mentre anche due grossi toponi, di fogna, li guatavano spaventati dalle fessure dell'usciolo del bagno dei docenti.

(per gentile concessione di un autore lombardo dell' '800)

 

 (1) Quercus Ilex è nome botanico di una specie arborea -
(2) (HR ed) significa Hotel R. editrice -