L’Antidemagogia di Mariaserena  n.3

Giornale Cellulare
Riforma senza programmi & programmi senza riforma.
(ovvero: si naviga verso il sapere, ma senza sapere dov’è: ma l’Isola c’era)
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Maria Serena P.
I vs. commenti qui nel Blog di Maria Serena P  

La Direttiva n.68  emanata dal Ministro Fioroni in materia di curricolo delle scuole dell’infanzia e del primo ciclo afferma che questa prima fase “apre un importante cantiere biennale di lavoro. In questo contesto la fase iniziale di accompagnamento diventa decisiva per una proficua ed efficace azione che dovrà estendersi nel tempo.”
L’aureo testo si può leggere in   http://www.pubblica.istruzione.it/normativa/2007/dir68_07.shtml

Ma aprire un cantiere non è così semplice. Specialmente se non si sa perché si apre, se non c’è un progetto, se non si conoscono i regolamenti.
Infatti  “vecchi”, ma tuttora vigenti programmi della scuola elementare scritti nel 1985 (Governo Craxi – Pubblica Istruzione Falcucci) sono certamente perfezionabili o forse riscrivibili.
Ma sono fondati su concezioni pedagogico-filosofiche e di scienza dell’educazione di ampio respiro e trasmettono una visione progettuale della didattica e della formazione correlabili a una visione politica definita e riconoscibile. Chi oggi andasse a consultarli non potrebbe non riconoscervi un intento responsabile e politicamente corretto nonché impegnato nella formazione.
http://www.edscuola.com/archivio/norme/programmi/elementare.html

Insomma, per usare una metafora, quei programmi fornivano un mezzo di navigazione, le carte nautiche, una rotta, un sistema di avvistamenti e soprattutto fornivano una bussola e un cielo sotto cui navigare.
Invece Beppe Fioroni afferma:
Non ho proposto di ritornare a qualcosa di vecchio. Ho invitato la scuola a un ritorno al futuro( …) E’ difficile aggiungere internet e inglese se non ci sono le fondamenta dell’italiano, della grammatica, della matematica, della storia e della geografia, che è sì economica e geopolitica, ma è anche la conoscenza di qualche fiume, lago o Stato: ridiamo i fondamenti e potremo aggiungere internet e inglese che non possono sostituire le materie fondamentali”.  (notizie  AGI - Genova, 13 set)
E dunque piuttosto che occuparsi di tracciare le linee di una nuova rotta o di definirne lo scopo e le mete il dottore viterbese bulica,  e sembra concentrato e presissimo a decidere il nome della barca e ad intonarne il colore con le divise dei marinai.
Per uscire dalla metafora: sarebbe preferibile ed utile sapere quali sono gli obbiettivi che si vogliono raggiungere quando ci invitano a rimpinzare gli alunni di nomi e numeri.
Nomi e numeri vanno benissimo, ma (dettaglio…) c’erano anche nei “vecchi” programmi”; e se sono stati qualche volta messi in minore evidenza dagli insegnanti ci si dovrebbe chiedere non solo perché, ma soprattutto quale lavoro i docenti abbiano svolto e quali risultati abbiano ottenuti rispetto ai livelli di partenza.
Altrimenti non ha nessun senso chiedere alla scuola di babysitterare i ragazzi fino ai sedici anni: il ché potrebbe equivalere a far ripetere la terza elementare fino a quando i meschini non sapessero a memoria tutte le tabelline fino a quella del 12 o hanno imparato tutti i gioghi dell’Appennino o gli affluenti del Trasimeno e le regole del “che relativo”: magari imponendo queste indispensabili informazioni, ossessivamente, a un bambino-ragazzino-giovinotto di madrelingua e cultura rom, araba, moldava, rumena, filippina o peruviana…
La concezione del sapere e gli obbiettivi della formazione dovrebbe le prime preoccupazioni del ministro Fioroni, ma l’evidenza ci fa credere invece che le abbia collocate in una posizione marginale.
L’innovazione pedagogica deve tener conto dei mutamenti della società e non esser sostituita da un ritorno alle vecchie ciabatte casalinghe (tanto comode quanto sfilacciate).
E infine : l’istruzione senza il sapere è un non sapere.
E questa è una mia modesta sentenza, omaggio della ditta.

Mariaserena








Fioroni_marinaretto

 


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