LA SINDROME DELLA RESTAURAZIONE

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di Maria Serena P. Il giornale cellulare
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Maria Serena P.
I vs. commenti qui nel Blog di Maria Serena P  

Qui occorre reagire; la frenesia del ritorno fischia come il vento di Settembre sui platani di viale Trastevere, e urla come la bufera che si abbatte sull’inizio dell’anno scolastico.
Tornano, stanno già tornando, sono tornati e torneranno molti dei simulacri della scuola vecchia che si credevano archiviati e superati.
E… tornano dunque:  gli esami di maturità con i commissari esterni, gli esami di terza media, le ispezioni, l’imparare a memoria nomi di luoghi geografici, la grammatica, la sintassi, le date storiche; torna il tempo pieno e tornano  … le famigeratissime tabelline.
Ma non è finita: torna lo sdegno verso i professori assenteisti, cui si aggiunge un’insolita gazzarra mnisterial-mediatica sui docenti “fannulloni”.
Sono liquidate invece le i-i-i senza troppi rimpianti,  né saluti.
A voler seriamente commentare questa Babele (che più eterogenea e velleitaria non si può) suscitata in quattro e quattr’otto (un’addizione la sappiamo ancora improvvisare) dal Ministro dell’Istruzione, si farebbe opera poco seria.
Nessuno che abbia davvero a cuore la scuola, la formazione e l’istruzione si può sentire garantito da questo furore ministeriale.
Nessuno: perché in realtà il rischio e di trovarsi alle prese con un polverone in cui nulla più è chiaro e definito.
Ma come? Si potrebbe obbiettare: c’è un decreto legge, ci sono nuove norme, ci sono le nuove prescrizioni sui saperi.
Ma c’è anche una sorprendente dichiarazione del Ministro che afferma: "La didattica delle indicazioni, senza trascurare una solida competenza strumentale, intende accrescere l'autonomia di pensiero, di studio e di apprendimento dell'alunno. Le nuove indicazioni intendono essere rispettose dell'autonomia degli insegnanti: definiscono i criteri che una buona proposta didattica deve rispettare, ma non prescrivono in modo dettagliato e minuzioso come devono lavorare gli insegnanti". (http://qn.quotidiano.net/politica/2007/09/05/34294-fioroni_berlusconi.shtml)

Insomma: “ARMIAMOCI E PARTITE”?
E chi dovrà partire? L’insegnante accusato di assenteismo e di nullafacenza?
Ma, mi chiedo, quale ministro, manager o imprenditore ha mai iniziato un anno di attività destabilizzando la rispettabilità, la professionalità e, diciamolo pure, l’integrità morale e l’onore personale dei suoi dipendenti annunciando la “caccia all’assenteista fannullone” e screditando una categoria che si impegna (salvo rare eccezioni analoghe se non numericamente inferiori a quelle riscontrabili tra altri professionisti e lavoratori) in una missione così impegnativa e delicata?
 
Forse sotto i platani di viale Trastevere percossi dallo sferzante vento settembrino si ignora che un docente già abbastanza svilito dal suo modesto stipendio verrà ora guardato con arrogante disprezzo e ulteriormente privato di autorità e rispettabilità in seguito a questa campagna denigratoria del tutto gratuita?

Quanto poi agli sbandierati “contenuti” dei saperi considerati essenziali occorre almeno osservare quanto segue:
I saperi così come sono stati enunciati NON “contengono” : ossia non sono né una rivoluzione, né di restaurazione. Sono più o meno quello che è già scritto nei programmi di sempre.
Il vero problema NON è cosa insegnare, ma trovare nuove metodologie adeguate a nuovi giovani, nuove problematiche sociali, nuove realtà.
I ragazzi devono essere guidati a trovare nuove motivazioni allo studio, devono essere incentivati, coinvolti, appassionati allo studio da insegnanti appassionati all’insegnamento.
Certo il carisma non si può insegnare, ma un RITORNO al passato va incontro necessariamente ad un anacronistico fallimento. Infatti come si può davvero pensare di riapplicare biecamente a questo mondo giovanile così problematico, complesso, dinamico, sensibile, stimolato ed inquieto una pappardella rifritta apparentemente meritocratica, ma in realtà nozionistica e passivizzante, senza mostrare di aver compreso che “il mondo ormai sta cambiando e cambierà di più”?

 Il vero dramma è che il livello culturale medio è generalmente diminuito a causa di una diffusa deprofessionalizzazione che riguarda tutte le categorie, ed anche una parte dei docenti che, tutto sommato, sono comunque assai meno coinvolti di medici, giornalisti e politici (tanto per non far nomi).

Un altro dramma vero è che le famiglie sono in caduta libera sia perché alle prese con una situazione economica che lascia nessuna o pochissime risorse, in denaro e tempo da dedicare ai figli, alla crescita dei giovani; sia perché il modello socialmente vincente NON prevede il successo o la stima conquistati con la cultura e lo studio, ma semmai con la palestra e il velinismo.

Insomma siamo lontani da un’analisi seria della crisi della scuola.
E dubito che il paese se ne accorga. Non ha più gli strumenti culturali per farlo.
Spero se ne accorgano almeno gli insegnanti.
Anzi sono certa che se ne sono accorti in molti. E potrebbero (mi auguro) cominciare a reagire.

PS: Forse sarebbe il caso che Fioroni invece che sulle tabelline, avesse la modestia di riflettere sui 500.000 giovani accorsi ad ascoltare il Papa; il loro cuore ha bisogno di frasi come quelle di Benedetto XVI:

Nel più intimo del cuore ogni ragazzo e ogni ragazza, che si affaccia alla vita, coltiva il sogno di un amore che dia senso pieno al proprio avvenire.”

E non sarà la minaccia di altri esami di stato a convincerli a crescere e studiare; semmai li indurrà ad abbandonare appena possibile la scuola. Con risparmio sulle retribuzioni dei docenti: è questo che si vuole?








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