L'antidemagogia di Maria Serena
a difesa della professione docente.

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Maria Serena P.
I vs. commenti qui nel Blog di Maria Serena P  

Fino a pochi mesi fa il problema irrisolto, ma ancora combattuto,  della scuola era quello della difficoltà di riuscire a fare della scuola di massa anche una scuola di qualità.
Si trattava di un problema difficile e faticoso, presentatosi via via più complesso man mano che veniva alzata l’età dell’obbligo scolastico, ma che presentava diverse sfaccettature per altre buone ragioni e nel contempo dava il segno della presenza di una sfida culturale alta e degna.
Quando si parla di riforme e saperi occorrerebbe infatti cercare di capire prima la scuola, o meglio la realtà della scuola, dal di dentro.
E si tratta di cercare di aprire onestamente gli occhi sulle realtà che gli insegnanti affrontano e sulla complessità delle situazioni che si trovano davanti e che assai spesso devono risolvere con poco o nessun aiuto.
Apro una parentesi (l’argomento non è semplificabile più di tanto) e chiedo che si pensi ad un dato tanto essenziale da parere banale: i docenti non “lavorano” con oggetti o pratiche burocratiche; i docenti hanno di fronte i bambini, gli adolescenti, i giovani. Si pensi dunque alle difficoltà e ai rifiuti che incontrano i genitori; tutti e qualsiasi, quando non riescono ad accettare e sopportare il confronto con quegli stessi bambini, adolescenti e giovani complicati, disinibiti, irritanti… che abitano, come alunni, le nostre aule scolastiche.
Si ammetta onestamente, o non vale nemmeno la pena di iniziare un discorso, che molte volte il mestiere di genitore è superiore, per difficoltà, impegno, esasperazione, coraggio necessario, capacità di ricominciare e così via è ben superiore, ripeto, anche alla più sincera buona volontà o alla dedizione di tanti “buoni” padri e madri.E si ammetta, altrettanto onestamente che i “buoni genitori” non sono necessariamente la maggioranza; tantomeno sono la maggioranza in realtà urbane, sociali e scolastiche complesse, stratificate, diversificate e composite in cui si inseriscono componenti multietniche e multirazziali, quali sono quelle di alcune grandi città, di quartieri periferici, di realtà di sottosviluppo.
Ammesso tutto questo, e chiusa la lunga parentesi, ritorniamo a considerare il lavoro dei docenti nelle loro classi, davanti ai loro ragazzi.
Ragazzi che crescono spesso troppo soli e responsabilizzati di tutto, compreso l’andamento domestico. Bambini, adolescenti e giovani figli di famiglie angosciate da una paura crescente del futuro, afflitte da aggressività reciproche, assediate da problemi economici, sopraffatte da modelli sociali raccapriccianti e repellenti ma sfolgoranti nonché applauditi da tutti i teleschermi; famiglie che si sentono proporre consigli da esperti massmediatici costituiti da: improbabili maitres à penser, tuttologi, sessuologi improvvisati, psicologi fai da te, siliconate in paillettes, cashmirati in tod’s assolutamente improvvisati in pedagogia, cantanti pluridivorziati, ex portieri di calcio, ex fidanzate di calciatori, giornalisti e affini anchorman, ex fidanzate di AlBano e dintorni.
Poi vi sono i casi più seri ancora, in numero minore, ma tuttavia presenti, di alunni con genitori eventualmente consumatori semiabituali di droghe o alcolisti,  con precedenti penali, con una vita al limite (o al di là del limite) della legalità.
Ebbene io mi sento di affermare in piena coscienza che se si può parlare dell’insegnamento come nobile professione, se si può (e di deve!) parlare  di missione della scuola si può farlo proprio a causa, o in virtù del fatto che i nostri maestri e professori si fanno carico di tutto questo. Se ne fanno carico e si prendono il compito di trattare tutti i loro ragazzi come persone con uguali diritti a cui trasmettere, insieme alle loro discipline, una educazione e un sapere complesso che comprende anche le regole della convivenza civile e solidale.
Questo è stata la grande sfida della nostra scuola. Questo è stato il compito dei nostri docenti.
Ed è troppo facile criticare le eventuali scarse conoscenze e competenze degli studenti quando non si tiene conto dei loro livelli di partenza.
E’ assolutamente demagogico cercare facili applausi tra falsi progressisti in realtà passatisti e conservatori benpensanti che mai nella vita si sono una sola volta fatti carico dell’educazione vera delle giovani generazioni.
E’ scorretto cavalcare la battaglia della meritocrazia senza valutare onestamente cosa si debba intendere per merito.
E’ indegno criticare, offendere, svilire la professionalità dei docenti generalizzando sul fenomeno dell’assenteismo.
Ho visto colleghi venire a scuola seriamente ammalati, con il gesso per i postumi di fratture, con il cancro addosso (non avrei mai voluto parlare di questo e lo faccio solo per esasperazione ed amore) e fare ostinatamente lezione fino a un giorno prima di andare in ospedale a morire. Per loro abbiamo pianto insieme noi colleghi e i “loro” ragazzi.  
Ma che ne sa Fioroni di questo? Che ne sanno i superficiali detrattori che non sapendo fare nemmeno i genitori si improvvisano giudici degli insegnanti?
Come è facile sciorinare a memoria i nomi delle Alpi e i fiumi affluenti del Po e la tabellina del sette! Come è facile sapere… solo quello, e ignorare il mondo in cui viviamo ed essere indifferenti e irrispettosi delle conoscenze e della sensibilità diverse, altre, non omologate perché sconosciute.
E poi finiamola: se ci sono insegnanti inadeguati (lavoratori inadeguati esistono nella scuola come in tutte le categorie) il Ministero di Viale Trastevere si copra di cenere…. Come sono stati reclutati costoro?
Se è giustissimo sentire la necessità di elevare il livello dell’istruzione dei ragazzi non si può partire a testa bassa: si affianchino gli insegnanti, si intervenga con azioni di responsabilizzazione aiutando le famiglie, si presti attenzione alla realtà.
E soprattutto si eviti di sciorinare un sapere piccolo piccolo, miniborghese  anni cinquanta… che definisco, senza mezzi termini classista e petulante.
Mariaserena
P.S. … per favore fatemi un regalo:  vorrei interrogare i membri del Governo, e forse anche l’alunno Fioroni Beppe in Italiano e … ho in mente qualche domandina facile facile ….








Fioroni come un gerarca


Fioroni ei nozio-forzuto

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