ORARIO: con l’elastico o la buona educazione. Giornale Cellulare

di Maria Serena P.

 
    Il giornale cellulare
sull'emergenza Scuola

 

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Non è utile alla scuola, né ai ragazzi, l’atteggiamento delle famiglie insorte contro i presidi che hanno richiesto maggiore disciplina e correttezza nel rispetto dell’orario di ingresso a scuola.
La scuola che esige puntualità non intende vessare o essere troppo rigorosa, ma applica giustamente una norma già esistente e che, prima ancora che scolastica, è semplicemente di buona educazione.
Invece sull’orario di ingresso proprio le famiglie (e forse con maggiore insistenza degli studenti stessi) non collaborano, e appaiono in televisione dicendo “Non si possono lasciare i ragazzi per strada”.
 Attenzione: difendere i figli dalla scuola e dalle sue norme non è un buon principio.
E, giocando con le parole, aggiungerei che non porta a una buona fine.
E’   una tendenza, abbastanza diffusa,  al “cuore di mamma”  - “mio figlio poverino…” - “la scuola deve capire”. 
E’ un atteggiamento negativo che danneggia il processo dell’educazione e della formazione perché mette in discussione semplici regole necessarie ed essenziali a far funzionare meglio la scuola e la vita comune.
 

Orario delle lezioni

Orario delle lezioni


Quando esco presto di casa, noto che, fin dalle 6 e 45 di mattina, tutta la vita sociale è già iniziata:  è un veloce via vai di genitori con pupi infagottati, con  bambini in grembiulino a quadretti (nido, materna) o con bimbetti delle elementari che sono trasportati a scuola con lo zaino al seguito. Nella grande città i piccoli frequentano le scuole più vicine ai posti di lavoro dei genitori ed hanno, per necessità, i loro stessi orari. Altrove hanno problemi diversi, ma orari analoghi.

Proprio quando i ragazzi  sono in età di scuole superiori e iniziano ad organizzarsi in autonomia,  dovremmo esigere che si comportino come persone responsabili e bene educate mentre alcune famiglie li considerano “povere creature abbandonate per strada”.  

 

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Ed accade che i genitori, primi responsabili dell’educazione,  contrattino su una elasticità di cinque-dieci minuti spesso corrispondenti al tempo perso da tutta la classe a causa di alcuni giovani ritardatari (di solito sempre gli stessi).
Le restrizioni non piacciono per ipotesi? Ma occorre superare questa concezione di una specie di libertà male interpretata. La vita sociale richiede che si tenga conto dell’interesse comune, ed è bene che i ragazzi lo imparino al più presto, anche a costo di esser chiusi fuori dalla scuola per un’oretta.
Sarebbe una esperienza utile per loro imparare (per una volta) a proprie spese.

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